Logica impeccabile

E’ che una in una domenica pomeriggio calda come solo le ottobrate romane sanno essere, se ne va con la famiglia ad un evento enogastronomico a un passo dal Tevere.

Se ne parla bene perché sono previste svariate iniziative per bambini: laboratori, face painting, animazione.

E poi, come se questo non bastasse, per l’occasione si è organizzata una vera reunion che quella tanto auspicata dei Guns ‘n Roses al confronto pare una caccola.

Finalmente dopo due mesi di attesa trepidante, svariati tentativi falliti e numerosi discorsi sospirati al vento, Bambola avrebbe rivisto il suo Fla-dio, ovvero il bimbo con il quale ha avuto il piacere di intrattenersi lungamente e “ludicamente” per tutta l’estate, chiamandolo dal cancello di casa nostra fino all’alto della collina di fronte dove lui abitava – un Romeo e Giulietta al contrario – tanto per capirci.

Parliamo dello stesso Fla-dio che faceva dell’inno alla “cacca puzzina” una hit da classifica mondiale, quello che per ogni cosa che abbiamo ricevuto in regalo da due mesi a questa parte il primo, immancabile commento di Bambola era “Ma questo Fla-dio non me lo fre-ga”.

Proprio lui, l’onnipresente Fla-dio, monopollizzatore dei nostri discorsi per settimane e mesi.

Insomma quello lì che avremmo voluto più volte svegliare nel cuore della notte per chiamarlo e raccontargli che Ruby (il nostro cane) aveva nel pomeriggio fatto la cacca (tanto per rimanere in tema).

E quindi finalmente arriviamo all’evento.

Ma lui ancora non c’è.

E sia ben chiaro in questa sede che è stata la PRIMA E ULTIMA VOLTA che mia figlia ha aspettato un uomo, che verrà da oggi sapientemente istruita alla logica del “farsi attendere”, “far soffrire” e pure “sedurre e abbandonare” tutti gli esseri maschili degni di questo nome (soprattutto quelli che le piaceranno e con una particolare attenzione per quelli biondi ciuffonati che sembrano essere parecchio pericolosi).

Facciamo un giro per gli stands.

Cuciamo un cuoricino con il feltro nel laboratorio per bimbi.

Papà se lo prende convinto che sia per lui (ho tuttavia il sospetto che fosse destinato inizialmente al tanto atteso Fla-dio che ancora era latitante).

Alla fine arriva col papà e i fartelli.

Io elettrizzata esulto, lo indico, dico “E’ arrivato!”.

Si vedono.

Si raggiungono.

Si scrutano per un secondo in silenzio.

Pausa.

Si girano e se ne vanno ognuno per la propria strada.

In compenso però alla bancarella del face painting hanno chiesto tutti di essere truccati come i Kiss.

Una logica impeccabile.

foto

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