C’era una volta…

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C’è questa tipa che incontro spesso nei pressi di casa nostra, di solito sempre seduta a un bar con le amiche.

E’ una signora, credo sulla quaranta/cinquina, sempre perfettamente acconciata, truccata, vestita, ma non del tipo “quadruccio antico”; no.

Lei è piuttosto fashion, giovanile, capello cortissimo, taccazzo 12 incollato al tallone levigato, orecchini grandi e trucco appariscente ma glamour.

Molto magra, non bella, ma decisamente cool.

A volte ci salutiamo perché fondamentalmente ho il pregio di attirare saluti e sorrisi da ogni dove, conoscenti, amici, turisti ma anche gente mai vista prima, considerando che vado in giro con una scia composita di cani, passeggini e bambine.

Forse faccio ridere. O forse faccio pena. Non mi è chiaro ancora (anche se recentemente ho il terribile sospetto che sia la seconda).

Comunque l’altro giorno mi si presenta agli occhi la seguente scena: alla mia sinistra Lady Mistiria, piazzata a una sedia di un localino appena aperto molto eco, molto bio, molto vintage, molto nature friendly (del tipo che hanno aperto ieri ma lei – non si sa come ha fatto – è già un’habitué).

Solita storia: con le amiche, tardo pomeriggio, bicchiere di vino bianco in mano, anellazzi alle dita che li vedevo pure da 60 metri di distanza (carucci però, devo dire).

Alla mia destra una signora arrancante più o meno della stessa età, piegata a 90 gradi con un bambino di 10/11 anni (evidentemente appena ritirato dal scuola) caricato a cavalcioni sulle spalle, un borsone colmo appeso all’avambraccio sinistro e un monopattino appeso al destro, incedeva per strada rimbalzando di tanto in tanto per tirar su e riassestare il ragazzino che, evidentemente stanco (lui), non aveva voglia di camminare. Modello portantino indiano all’aeroporto di Nuova Dehli per capirci.
La guardo bene e poi scorgo sul viso una faccia rilassata e un sorrisetto. Magari stava chicchierando di qualcosa di divertente insieme quell’ammasso indefiinto di oggetti e esseri umani che si trascinava su.

Riguardo a sinistra vestro il locale ethic, bio, eco, vegan.

Poi riguardo a destra.

Poi mi guardo io: passeggino,  due cani, borse della spesa.

Mi fermo.

Penso un attimo.

Roba che fino a tipo 3 anni fa mi sarei riconosciuta in quello che stava alla mia sinistra.

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