Vortici

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E siamo qui, in vacanza in un piccolo paesino montano che chiamerò Nowhere, nella casa dove ho trascorso gran parte della mia infanzia, almeno da quando ho l’età per ricordarla.

E fatto sta che Nowhere avrà tipo 21 abitanti in inverno che però raddoppiano a 42 in un’impennata iperbolica man mano che ci si avvicina a Ferragosto.
Quello che non sapevo, avendo ben poco frequentato questo posto in anni recenti, è che a Nowhere c’è una vita sociale da far impallidire Ibiza, Ponza e Rimini messe insieme.
E dunque io, che di solito sono un po’ schiva e poco amante delle feste di paese, mi sono ritrovata con Bambola a frequentare un piccolo parco giochi del 1935 con un’altalena e un dondolo probabilmente reduci entrambi dalla seconda guerra mondiale, in un solitario pomeriggio afoso di paese.
Ho visto il parchetto deserto, e siamo entrate ignare.

Eh si. Perché è stato proprio in quell’istante che, diciamocelo, il parchetto giochi di Nowhere mi ha fottuto.

Dopo pochi minuti è arrivato un bambino, solo, sui 12 anni, che mi ha attaccato uno di quei bottoni sulle sue tecniche per catturare lucertole vive, da zittire pure la Santanché.
E non sto qui a raccontare della filippica animalista che ho cercato di propinare al sadico preadolescente che, ovviamente, è rimasta totalmente inascoltata.
Poi, così come è arrivato, il Crocodile Dundee in erba, è scomparso nella canicola (pare fosse per lui l’ora di aprire la caccia).
Manco è uscito dalla nostra vista, che è arrivata una bimba, questa volta coetanea di bambola, con tanto di mamma simpatica ed estroversa al seguito.
Ma non era deserto il parchetto?
Evidentemente era un’illusione ottica.
O una realtà parallela.
Fatto sta che, dopo un’ora e mezzo di chiacchiere e scivolo, esco devastata con un invito per la festa di compleanno della bambina.
Cosa non si farebbe per far divertire la propria figlia?
Ed è in quel frangente che, con mio massimo stupore, ho sentito la mia voce che, disobbedendo all’istinto di autoconservazione, ha detto: “Ma certo, ci saremo molto volentieri”.
Troppo tardi per riavvolgere.

E quindi eccoci lì, dopo un paio di giorni di parchetto serale durante i quali le pargole duenni si sono scambiate preziose esperienze ludiche (tipo tecniche di arrampicata sullo scivolo o studi sulla forza centripeta che avvia il girotondo in ferro dell’anteguerra), alla festa alla quale sono stati invitati tutti i bipedi sotto i 10 nel raggio di 20 chilometri.

E non è che io sia una tipa asociale.
Direi tutt’altro.
È che nella vita di paese mi trovo poco a mio agio, abituata come sono ai rapporti di condominio, per quanto affettuosi e piacevoli.

Quindi siamo lì alla festa, con il cd delle canzoni di Peppa Pig a palla, e penso che poi tra un’ora posso mettermi al computer e tornare al mio ritmo da nerd.
Ma c’è un ma.

Non ho fatto i conti con Bambola, che ovviamente, mi fa amicizia pure co’ i serci.

Dico solo che il vortice Nowhere ci ha risucchiate come manco l’uragano Katrina.
E che ne siamo uscite con un invito per domani tardo pomeriggio ad una festa di undicenni (con le quali per inciso Bambola ha socializzato a tal punto da meritare il suddetto coinvolgimento), più un altro invito per il pomeriggio seguente da parte delle mamme organizzatrici dei giochi per la serata bimbi che si terrà a Nowhere da qui a tre giorni e per la quale già fervono elettrizzanti preparativi .
Inciso:
E io lì fulminea e astuta come una faina, con la risposta pronta tipo “mah! Domani veramente avevamo in programma di andare in piscina” – è li che vengo rimbalzata con un “non c’è problema, spostiamo l’orario dicci tu quando ti è comodo” – e io incartata sull’orlo del suicidio mi sono vista già a disegnare cartelloni colorati mentre dalla mia bocca sentivo di nuovo uscire quelle fatidiche parole “ok ci saremo”. E punto.

E mentre siamo sul cancello per uscire, veniamo informate che il giorno seguente, dopo la chiusura della caccia alle lucertole, dopo la festa delle undicenni e dopo la riunione delle mamme, ci sarà il concerto di fiati al quale partecipa il papà dell’amica duenne di Bambola, “che poi le bimbe si divertono a ballare in piazza”.

Pausa.

È lì che ho fatto un respiro profondo; e ho capito che forse a volte, bisogna semplicemente arrendersi e lasciarsi trasportare.
Ho aperto la bocca per rispondere.
Non so quali parole ne siano uscite,
Ma so che domani alle 9 di sera (forse anche 9 meno un quarto) saremo lì, stanche morte, mentre penseremo che forse, a breve, ci servirà una vacanza.

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6 pensieri su “Vortici

  1. che piacere leggerti Caro..!! e che bello che Bambola sia socievole!! senti a me…conviene!! e goditi tutto…pensa a me, che in vacanza non ci sono andata e Cla corre corre corre!

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