A volte…

A volte ti capita che hai programmato una tranquilla giornata di intenso lavoro.

E che invece, improvvisamente sprovvista di Nonnasantasubito n.1, intuisci che ti ritroverai nel marasma assoluto di una mattinata trasteverina.

E che quindi prenderai bambola, cane piccolo e borsone, e ti inoltrerai nel quartiere, decisa a mettere a frutto il tempo prezioso e a portare a casa un’infilata di svariate commissioni arretrate.

E ti ritroverai nel negozio wind per acquistare il nuovo cellulare per la dessaparecida Nonnnasantasubito n.1 che con i piani tariffari e ancor meno con le attivazioni dei nuovi telefonini, non ci capisce granché (e – bada bene – già sai che la spiegazione/impostazione e finanche ricarica del nuovo sconosciuto e misterioso mezzo tecnologico, costituirà un semi suicidio per te, del tipo “spingi off, il pulsante rosso. Non quello verde. Quello rosso – Dici quello sul lato? – No quello sopra rosso. Ce n’è uno solo – Ah! Ma non hai proprio pazienza con me!” ecc. – uguale 5 ore al telefono).

E poi, già che ci sei, ti inoltrerai nel quartiere per tuffarti nell’unico supermercato nel quale, sai già, troverai gli indispensabili succhi di frutta Mellin alla pera, unico infallibile rimedio per la stitichezza di Bambola. E caricando il cane piccolo nel cestino sotto al passeggino, entrerai e ti muoverai leggiadra come un rinoceronte, fra gli scaffali, ovviamente dimenticandoti di afferrare al volo un cestino portaspesa e – guarda un po’ – mentre avrai un cane sotto al passeggino, una bambina sopra, 8 succhi di frutta in mano e nel frattempo con i denti spingerai il passeggino, ti ricorderai che ti manca il latte a anche la pastina piccola per la frugola, e a quel punto scoprirai che stai camminando carponi fra scatole di pelati e di tonno.

E poi uscirai di lì e Bambola capirà al volo che si trova a meno di 100 metri dal parco giochi e pretenderà una capatina da “gì-a gì-a” ovvero il suo gioco preferito e quindi tu, sempre con carrozzina alla mano, la inseguirai come una matta

all’interno dell’area bimbi, per evitare che la cana piccola scenda dalla sua mini amaca e si perda fra il marasma di bambini posseduti, beatamente in vacanza scolastica.

E nel frattempo con il dito mignolo della mano sinistra (mentre spingerai il passeggino e raccatterai le bottigliette di succo caracollate fuori dal cestino dove coabitavano appunto con la cana, rimasta nel frattempo completamente spiaccicata sotto il loro peso) preparerai la mistura di succo di pera+omogeneizzato prugna e inseguirai la pargola invasata per tutto il parco giochi facendoglielo ingerire (per inciso comunico che ha immediatamente sortito il suo effetto non appena rientrate a casa del tipo “Hai un figlio che soffre di pigrizia intestinale?! Sparagli un bombone di succo di pera+omogeneizzato di prugna e nel giro di pochi minuti rischierai di morire per asfissia sotto al peso di un gigante pannolino pieno”).

E poi, trascinata la pargola fuori dal parco giochi, ormai raggiunta l’ora del pranzo, deciderai di tornare verso casa e passerai accanto a un signore vestito con abiti di altri tempi che suona la tromba (l’avevi visto rapidamente prima, passandogli accanto, ma non ti eri fermata).

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E ti fermerai.

E leggerai su un volantino che quel ragazzo ha un nome e si chiama “One man band” e che è addirittura un professore di non so quale conservatorio di musica ucraino.

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E guarderai tua figlia rapita da quella musica.

E ti immobilizzerai in bilico fra le strisce pedonali e il più recente dei tuoi sogni.

Sotto un sole timidamente primaverile.

Incantata.

Cristallizzando anche il mondo intorno a te.

Tu, Bambola e il musicista ignoto d’atri tempi, con davanti la valigia della tromba aperta per raccogliere monetine.

Tu e bambola, fans solitarie di quella musica così leggera, di quella pausa così evanescente.

Immobili e beate, nella corsa generale di tutto il resto del mondo che, vorticoso, continuerà a girarti intorno.

E pian piano, ti accorgerai che altre persone, incuriosite, si fermeranno accanto a te.
Semplicemente ad ascoltare un attimo di vita fugace eppure bellissimo e prezioso.

Rubando tempo a cose importanti. Per godere di un’improvvisa emozione spontanea.

E ti guarderai intorno (dopo aver comprato – come altri 3 – il cd che metterai nello stereo di Bambola la sera) e sentirai di aver fatto una cosa buona.

E profumata di leggerezza e di solidarietà.

E vedrai facce simili attorno a te, immerse in quella pausa estatica.

E capirai che, forse, in fondo al cuore frenetico della gente, c’è ancora musica.

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Un pensiero su “A volte…

  1. Il post inizia in maniera caotica..e poi finisce il leggerezza e positività…che sia un buon segno anche per il Paese…

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