Ci rivediamo fra 16 anni

Mattinata al parchetto giochi del quartiere.

Praticamente un formicaio di bambini di tutte le età incapsulati dentro un recinto che manco allo zoo.

Però il pavimento è morbido, lei si diverte e questo abbiamo a disposizione.

Prima urgenza: “Gì-a Gì-a” (Leggi: gira, gira cioè una specie di timone colorato che gira come l’elica di un elicottero). Pare essere una cosa elettrizzante per le unenni.

E fin qui tutto bene.

Poi è il turno di una pedana di metallo che gira su se stessa, modello tagatà di quando eravamo adolescenti e andavamo al Luna Park (aperta parentesi ma esiste ancora il Luna Park? Chiusa parentesi).

E’ qui che, mentre ci accingiamo a salire, fa la sua comparsa Alberto.
Tipo 5/6 anni (non ne sono sicura perché a pensarci bene Giulia è la prima bambina che conosco e quindi non so dare l’età ai suoi simili sotto i 18).

Alberto si infastidisce visibilmente per la presenza di Bambola (no dico! Come osa?!).

La mamma gli raccomanda di far girare lentamente quello strumento infernale perché la bambina, che non si intimidisce manco se gli si presenta davanti Shrek in carne e ossa, potrebbe facilmente decollare nel vortice, per poi ritrovarsi sul ramo dell’albero sovrastante.

Lui arrabbiato esegue, ma con una faccia del tipo “bimba sei proprio una grande scocciatura nonché una dilettante; levati di mezzo il prima possibile”.

Vabé. So’ uomini.

Io e Giulia abbozziamo e proseguiamo il nostro percorso avvicinandoci allo scivolo.

La faccio caracollare giù una, due volte quando, dalla cima dello scivolo, ecco che ti riappare lui: Alberto.

“Che ci fate ancora qui?” dice seccato.

No. veramente sei tu che sei arrivato dopo –  vorrei obiettare inalberandomi (io si). Per fortuna un bagliore di lucidità e un sano istinto di decenza mi impediscono di argomentare con un bimbo cinque/seienne in un parco giochi.

Quindi prendo bambola e mi dirigo verso la sua vera, intramontabile passione:  il suo fun-co (leggi: fungo) di cemento colorato.

Ma è lì che trova anche lui, Alberto, che con uno spintone la manda via e se ne appropria.

A quel punto do prova di tutto il mio self-control prendendo Giulia e portandola via.

A distanza di 3 ore la cosa ancora non mi è andata giù e brucia dentro.

Vorrei dirti una cosa, caro Alberto: ci rivediamo qui, stesso luogo stessa ora, fra 16 anni, quando bambola sarà un’adolescente strafiga con capelli lisci e lunghi, sguardo omicida e tacco 12 e non ti degnerà nemmeno di uno sguardo.

Allora tu, caro il mio Alberto,  sbavante al suo cospetto, non potrai fare altro che batterti il petto e pentirti amaramente di averle, in un giorno lontano, sottratto il suo fun-co.

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